Talmelli (Europa Uomo): “Uomini soli davanti alla diagnosi di tumore alla prostata”
(Adnkronos) – "Il problema nasce dal momento in cui il paziente entra in ambulatorio. Quando sente le parole 'tumore della prostata', la paura occupa tutto lo spazio nella sua mente. Le domande, anche quelle più legittime, che avrebbe voluto fare al medico scompaiono. E quando gli tornano in mente? Nei momenti meno opportuni: in ascensore, a casa, magari la sera. Il tumore della prostata è particolare perché tocca l’intimità, la vita sessuale, il lavoro e tanti altri aspetti della vita quotidiana. In quel momento, quindi, può essere difficile anche solo trovare le parole per fare una domanda". Lo ha detto Claudio Talmelli, presidente di Europa Uomo, intervenendo oggi al ministero della Salute alla presentazione della 'Carta delle Domande', un documento promosso dalla Società italiana di Uro-oncologia (Siuro) insieme a Europa Uomo Italia e che raccoglie 30 quesiti sui diversi momenti del percorso di cura. Il paziente può consultarlo prima della visita. "La Carta delle Domande non toglie la paura – tiene a precisare Talmelli – ma aiuta a formulare i quesiti giusti e permette anche al medico di comprendere meglio ciò di cui il paziente ha bisogno. Il documento è stato diviso in sezioni, ciascuna con uno scopo preciso. Ma questo è solo l’inizio: ci sarà un percorso da fare insieme ai medici. Anche il medico dovrà essere preparato, perché la Carta non deve essere qualcosa che subisce. Deve essere consapevole che il paziente arriverà con delle domande e deve essere pronto a fornire risposte". "Gli uomini spesso affrontano la diagnosi in silenzio, le paure sono tante – sottolinea il presidente di Europa Uomo Italia -. C’è però una differenza importante nel modo in cui uomini e donne affrontano la malattia. Il tumore della mammella, il più frequente nella popolazione femminile, così come il cancro della prostata lo è in quella maschile, sono patologie diverse, ma ci sono alcune analogie. La donna, generalmente, ha una percezione della malattia e della cura diversa: quando riceve una diagnosi, spesso telefona all’amica, alla madre, alla sorella e condivide quello che sta vivendo. L’uomo, invece, tende più facilmente a rimanere in silenzio. Abbiamo esempi di pazienti che, dopo aver ricevuto la diagnosi, non l’hanno neppure comunicata alla propria famiglia. Siamo proprio agli antipodi". Questo atteggiamento, dice, "è anche legato alla storia del tumore della prostata. Quarant’anni fa alcune terapie avevano effetti molto pesanti sulla sessualità e sulla percezione della propria identità. Da qui derivano anche molti dei tabù e delle battute che ancora oggi accompagnano la parola 'prostata'. La situazione, però, è cambiata molto. Oggi abbiamo strumenti più precisi, nuove tecnologie, anche l’intelligenza artificiale, e competenze cliniche sempre più avanzate. Abbiamo inoltre diverse possibilità terapeutiche. Il risultato è una qualità di vita molto migliore", aggiunge Talmelli. Secondo il presidente di Europa Uomo Italia, un altro aspetto da conoscere riguarda la natura spesso silenziosa della malattia. "In Italia – ricorda – circa 485mila uomini convivono con un tumore della prostata e ogni anno si aggiungono circa 40mila nuove diagnosi. Il tumore della prostata è spesso una malattia silenziosa e può non dare sintomi evidenti. L’età è uno dei principali fattori di rischio e, vivendo più a lungo, è naturale che aumenti anche il numero di uomini che ricevono questa diagnosi". "In molti casi – avverte – il tumore può rimanere a lungo senza dare problemi e può essere scoperto durante controlli effettuati per altri motivi. In altri casi, invece, può avere un comportamento più aggressivo. È proprio questo il tumore che dobbiamo riuscire a individuare". Talmelli invita inoltre a non confondere il tumore della prostata con l’ipertrofia prostatica benigna, una condizione molto comune con l’avanzare dell’età. "Il tumore della prostata spesso non dà sintomi evidenti nelle fasi iniziali. Quando compaiono disturbi urinari importanti, il problema può essere già avanzato. Ma non bisogna confondere questi disturbi con quelli provocati dall’ipertrofia prostatica, che è un’altra patologia", spiega. Il problema – a suo dire – "è che molte persone non fanno controlli. A volte la diagnosi arriva quasi per caso. Il medico più attento può chiedere l’età e la storia familiare: 'Quanti anni hai?' 'Tuo padre ha avuto un tumore della prostata?'. Se c’è una familiarità, può essere indicato effettuare alcuni accertamenti. Tra questi c’è il Psa. Un valore elevato di Psa non significa automaticamente avere un tumore della prostata, ma può indicare che c’è qualcosa che merita di essere approfondito. Da lì può partire un percorso di ulteriori accertamenti per arrivare, quando necessario, a una diagnosi", conclude.
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